La più recente esperienza artistica immersiva di Filadelfia, il Ministry of Awe, non è solo un’altra galleria da visitare. Ospitato in un ex edificio bancario, è un labirinto di sei piani di arte surrealista, passaggi nascosti e mostre interattive che offuscano il confine tra realtà e immaginazione. Ma ciò che lo distingue è il modo sottile e ponderato in cui l’intelligenza artificiale è intrecciata nell’esperienza.
Un nuovo tipo di immersione
Il Ministry of Awe, creato dall’artista Meg Saligman e da oltre 100 collaboratori, è progettato per sembrare un passo verso un altro mondo. I visitatori possono comporre telefoni vintage che si collegano a registrazioni misteriose, esplorare bagni che registrano “depositi” audio e scoprire messaggi nascosti nascosti nei cassetti. Il tema del sistema bancario e del potere permea lo spazio, stimolando la riflessione sulla ricchezza, sull’influenza e sulle istituzioni che li governano.
Ma il vero intrigo sta nel modo in cui la tecnologia migliora questo mondo, non lo domina. Il murale del quinto piano, The Heavens, è un ottimo esempio. I visitatori possono parlare ai microfoni per vedere le loro parole scorrere sul soffitto o posizionare le mani su camere designate per attivare descrizioni generate dall’intelligenza artificiale proiettate sull’opera d’arte. L’effetto è fluido e aggiunge uno strato di interazione senza interrompere l’integrità artistica.
Calcolo spaziale per gli spazi, non per i volti
La tecnologia alla base di questa integrazione proviene da Spatial Pixel, una società fondata dall’ex direttrice di Google Sidewalk Labs Violet Whitney e dall’architetto William Martin. Descrivono il loro obiettivo come “calcolo spaziale per gli spazi, non per i volti”, nel senso che costruiscono strumenti di intelligenza artificiale che rispondono agli ambienti fisici piuttosto che ai singoli utenti. La loro piattaforma open source, Procession, unisce più modelli di intelligenza artificiale per creare esperienze dinamiche su misura per luoghi specifici.
Whitney e Martin vedono gli spazi artistici come terreni di prova ideali per l’intelligenza artificiale, dove le regole possono essere deliberatamente stabilite per rispettare il lavoro e aumentare il coinvolgimento dei visitatori. Il loro approccio si discosta dall’attuale tendenza degli strumenti basati sull’intelligenza artificiale che spesso danno priorità alla raccolta di dati individuali rispetto all’espressione artistica.
Un dialogo tra arte e algoritmo
Le interazioni con l’intelligenza artificiale del Ministry of Awe sono attualmente effimere – le parole svaniscono, i punti salienti scompaiono – ma il software sottostante è progettato per evolversi. Spatial Pixel prevede di registrare eventualmente i contributi dei visitatori (con il consenso) per creare una “banca” di idee che Saligman potrà utilizzare per perfezionare l’opera d’arte nel tempo. L’obiettivo è favorire un dialogo perpetuo tra l’artista, l’intelligenza artificiale e il pubblico.
“E se potessi davvero parlare con un dipinto?” chiede Martino. “E se potessi interagire con un’opera d’arte ed esplorarla in modi nuovi?” Questa linea di indagine riecheggia esperimenti simili nell’arte dell’intelligenza artificiale visti in eventi come SXSW, dove le questioni di agenzia e proprietà sono sempre più centrali nella conversazione.
Il Ministero del Soggezione non richiede occhiali intelligenti o tecnologia indossabile per funzionare. Invita invece i visitatori a contemplare il delicato confine tra creatività umana e intelligenza artificiale in uno spazio progettato per l’esplorazione, non per la sorveglianza.
In definitiva, il Ministero del Soggezione dimostra che l’intelligenza artificiale non deve sostituire la visione artistica; può amplificarlo. Il progetto mostra come un’attenta integrazione della tecnologia possa sbloccare nuove forme di coinvolgimento preservando la sacralità dell’arte stessa.
